I dolcificanti ipocalorici nel latte materno non ne aumentano la dolcezza, né stimolano una predilezione per il sapore dolce e un consumo eccessivo

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su email

L’ISA risponde ad uno studio a cura di Rother et al.

A smentita delle affermazioni di Rother et al. nel loro recente studio1l’Associazione Internazionale Dolcificanti (ISA) vorrebbe sottolineare la mancanza di prove a sostegno di qualsiasi effetto dei dolcificanti ipocalorici nel latte materno in quanto all’aumento della sua dolcezza e al fatto di incoraggiare una predilezione per il sapore dolce e un consumo eccessivo.

Di fatto, questo studio sperimentale a cura di Rother et al. mirava solo ad esaminare la farmacocinetica di due dolcificanti ipocalorici nel latte materno in seguito all’ingestione di una bevanda con questo genere di dolcificanti. Lo studio in questione, quindi, non analizza, né fornisce alcuna prova a sostegno dell’ipotesi che l’aggiunta di dolcificanti ipocalorici nel latte materno potrebbe aumentare la predilezione per il dolce e il consumo eccessivo, o che un’esposizione precoce potrebbe influenzare il metabolismo e la futura salute del bambino.

È importante sottolineare, inoltre, che un dolcificante ipocalorico, per ottenere l’approvazione per l’uso sul mercato, deve prima essere sottoposto a una valutazione approfondita sulla sua sicurezza da parte dell’autorità di sicurezza alimentare competente. A livello internazionale, la responsabilità della valutazione della sicurezza di tutti gli additivi, compresi i dolcificanti ipocalorici, è stata attribuita al Comitato congiunto di esperti sugli additivi alimentari (JECFA)2 dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) e dell’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS). Tutti gli organi normativi del mondo, compreso il JECFA2, l’Agenzia per gli Alimenti e i Medicinali degli Stati Uniti (FDA)3 e l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA)4 hanno regolarmente confermato la sicurezza dei dolcificanti ipocalorici, anche nelle donne in gravidanza o in fase di allattamento.

L’evidenza scientifica richiesta per la valutazione di sicurezza di qualsiasi dolcificante ipocalorico deve includere un’analisi rigorosa del potenziale del dolcificante ipocalorico in termini di influenza sulla salute a livello globale a lungo termine, compresi studi che analizzino la sicurezza dell’assunzione dei dolcificanti ipocalorici durante la gravidanza e l’allattamento; nonché un’analisi per verificare se l’ingestione cronica di un dolcificante ipocalorico può influenzare negativamente la crescita, lo sviluppo e la salute a livello globale di un bambino. Questi studi forniscono una chiara evidenza del fatto che tutti i dolcificanti ipocalorici approvati sono ingredienti alimentari sicuri anche per il consumo da parte di donne in fase di gravidanza e allattamento.5,6

Inoltre, l’evidenza attuale non sostiene l’ipotesi secondo cui i dolcificanti ipocalorici stimolerebbero una “golosità nei confronti di alimenti dolci”7. Anzi, gli studi clinici hanno dimostrato che la sostituzione di prodotti a base di zucchero con le loro alternative con dolcificanti ipocalorici può aiutare a ridurre l’aumento di peso e l’accumulo di grasso nei bambini e negli adolescenti.8,9

Seguire una dieta globalmente equilibrata durante la gravidanza e l’allattamento, nonché stimolare comportamenti alimentari salutari fin dai primi anni di vita sono riconosciuti come alcuni degli aspetti più critici per ridurre il rischio di sovrappeso o obesità negli individui e le malattie collegate allo stile di vita. Prestando attenzione alle particolari esigenze nutrizionali dell’infanzia, l’uso di alimenti e bevande con dolcificanti ipocalorici nel contesto di una dieta globalmente equilibrata possono essere d’aiuto per gestire la “golosità” apportando, nel contempo, meno calorie alla dieta. Le donne in stato di gravidanza o in fase di allattamento dovrebbero consultare i loro medici o dietisti in merito alle loro esigenze nutrizionali particolari.

  1. Rother KI, Sylvetsky AC, Walter PJ, Garraffo HM and Fields DA. Pharmacokinetics of Sucralose and Acesulfame Potassium in Breast Milk Following Ingestion of Diet Soda. Journal of Pediatric Gastroenterology and Nutrition 2018; 66(3): 466-70
  2. http://www.fao.org/food/food-safety-quality/scientific-advice/jecfa/en
  3. http://www.fda.gov
  4. http://www.efsa.europa.eu/en/topics/topic/sweeteners
  5. Magnuson, B. A., Carakostas, M. C., Moore, N. H., Poulos, S. P., & Renwick, A. G. (2016). Biological fate of low-calorie sweeteners. Nutr Rev, 74(11), 670-689
  6. Magnuson BA, Roberts A, Nestmann ER. Critical review of the current literature on the safety of sucralose. Food Chem Toxicol 2017 Aug;106(Pt A): 324-355
  7. Bellisle F. Intense Sweeteners, Appetite for the Sweet Taste, and Relationship to Weight Management. Curr Obes Rep 2015; 4(1): 106-110
  8. Rogers P. et al. Does low-energy sweetener consumption affect energy intake and body weight? A systematic review, including meta-analyses, of the evidence from human and animal studies. Int J Obes 2016; 40(3): 381-94
  9. de Ruyter JC, et al. A Trial of Sugar-free or Sugar-Sweetened Beverages and Body Weight in Children. N Engl J Med 2012; 367: 1397–1406